È stata la mano di Dio

LA STORIA. Fabio vive a Napoli e ha una zia molto fessa. Sorrentino teneva qualcosa da dirci. E noi lo abbiamo ascoltato molto volentieri.

PREMESSA. Il meno sorrentiniano dei film di Sorrentino. I maligni dicono che, finalmente, c’è una storia. Ma sono solo maligni, quindi poco importa il loro giudizio.

PERCHÈ GUARDARLO. Intimo, commovente e personale. Una Napoli normale e meravigliosa, un coacervo di rapporti familiari complessi eppure semplicissimi. Affreschi cittadini di raro romanticismo, tipico di chi ricorda il proprio passato con malinconia (anche Brescia, ai miei occhi di transfuga, diventa città bellissima). Le luci mettono in risalto ciò che si può vedere, le emozioni rimangono nascoste e faticose da tirar fuori. Specie quando fanno male.

LA NOTA. La scena del sesso con la contessa è immagine dura ma doverosa. Una passaggio necessario, un pugno allo stomaco.

LA NOTA DI MERITO. Sono troppe, le note di merito. Come fa quest’uomo a non sbagliare un film? Quell’uomo che, pochi giorni dopo aver vinto l’Oscar, è venuto a Verona ospite del Festival della Bellezza e si è fatto venire a prendere in stazione dal sottoscritto per poi chiedermi di fumare un toscano con lui fuori dall’Hotel Due Torri. Oggi, quella mezz’ora passata con lui, mi sembra uno dei regali più belli ricevuti nella mia vita. Quindi, sì, lo amo.

VOTO.

Classificazione: 8 su 10.

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